«Questo è un po’ un incontro familiare». Con queste parole Papa Leone XIV ha accolto, venerdì 18 settembre 2026 nella Sala del Concistoro, i partecipanti al primo workshop internazionale del Centro Studi Internazionale Leone XIV ETS, svoltosi nei due giorni precedenti presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum sul tema “Let everything be yours in common. The Frontiers of Poverty”.
Un incontro particolarmente significativo per una realtà nata presso la Comunità Agostiniana di Santo Spirito in Firenze e che porta il nome del Pontefice, chiamata fin dalla sua nascita a coniugare ricerca, formazione e dialogo internazionale alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa e della tradizione agostiniana.
A sottolineare il particolare carattere dell’incontro anche una significativa presenza della famiglia agostiniana e delle istituzioni ad essa legate. All’udienza hanno partecipato anche P. Joseph L. Farrell, OSA, Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, insieme ad alcuni membri della Curia generalizia, P. Juan Antonio Cabrera Montero, OSA, Preside del Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, S.E. Mons. Luis Marín de San Martín, OSA, Elemosiniere di Sua Santità e Prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità e mons. Gherardo Gambelli, Arcivescovo di Firenze.
L’udienza ha concluso le giornate romane del primo workshop internazionale del Centro, “Let everything be yours in common. The Frontiers of Poverty”, svoltosi il 16 e 17 settembre presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum. Due giorni dedicati alle molteplici forme della povertà contemporanea e alle responsabilità delle Chiese, delle istituzioni e della società, nel ricordo di fra Severino Bussino, OSA.
Un incontro «familiare» nella comune radice agostiniana
La definizione scelta dal Papa in apertura — «un incontro familiare» — ha assunto un significato particolare anche per la presenza del Priore Generale e di altri rappresentanti dell’Ordine di Sant’Agostino.
Lo stesso Leone XIV ha ricordato come il Centro Studi nasca da un’iniziativa dell’Ordine Agostiniano e ha espresso la propria gratitudine per i suoi primi passi, riconoscendo il valore della riflessione e del pensiero critico nella costruzione di una civiltà dell’amore, alla quale la Dottrina Sociale della Chiesa può offrire un contributo essenziale.
La presenza del Patristicum, che aveva ospitato nei due giorni precedenti il workshop internazionale, ha inoltre reso visibile quella collaborazione tra realtà accademiche e istituzioni ecclesiali che è parte integrante della vocazione del Centro Studi.
Nel suo discorso il Santo Padre ha richiamato espressamente la collaborazione con la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e con il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, indicandola come espressione della volontà del Centro di costruire relazioni e occasioni di confronto.
Un Centro per pensare, dialogare e costruire
Leone XIV ha manifestato apprezzamento per la scelta del Centro di aprirsi al confronto con università, istituzioni accademiche, enti pubblici, organizzazioni della società civile, realtà ecclesiali e reti associative, sviluppando collaborazioni a livello nazionale e internazionale.
È un metodo che il Santo Padre ha sintetizzato in un’indicazione precisa:
«Il segreto è nel camminare insieme, sempre, senza precludersi l’incontro anche con chi è diverso».
Una prospettiva che conferma la vocazione del Centro ad essere luogo di incontro tra competenze e sensibilità differenti, capace di mettere in relazione il mondo della ricerca con quello delle istituzioni, della cultura, della Chiesa e della società civile.
Firenze, l’Umanesimo e la costruzione della pace
Particolarmente significativo il riferimento di Leone XIV alla scelta di Firenze come sede del Centro Studi.
Per il Pontefice essa è «molto evocativa», perché invita a lasciarsi ispirare dai valori dell’Umanesimo, da una visione aperta al Creatore e, proprio per questo, capace di costruire relazioni fraterne.
Da qui una delle affermazioni più nette del discorso:
«Non le guerre, ma la tessitura della pace e di giusti equilibri produce civiltà».
Firenze e Santo Spirito diventano così non soltanto la sede del Centro, ma il punto di partenza di un progetto culturale chiamato a interrogare il presente e a contribuire alla costruzione di una società aperta, fondata sulla dignità della persona, sulla responsabilità e sul bene comune.
La formazione alla vita pubblica come «missione di speranza»
Tra i passaggi più impegnativi del discorso vi è l’invito rivolto direttamente al Centro a contrastare quelle forme di sfiducia e rassegnazione che rischiano di segnare il nostro tempo.
Leone XIV ha indicato come vera e propria «missione di speranza» la promozione, in Italia e nel mondo, di una formazione alla vita pubblica e politica intesa come servizio al bene comune, responsabilità verso la comunità e costruzione di relazioni fondate sulla solidarietà, sulla giustizia e sulla pace.
Non dunque una ricerca chiusa in se stessa, ma un pensiero capace di entrare nella realtà e di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità.
È un’indicazione che incontra direttamente la missione del Centro Studi: creare occasioni di ricerca e approfondimento, promuovere la formazione, costruire relazioni tra studiosi e istituzioni e offrire strumenti per comprendere le trasformazioni sociali, economiche e internazionali del nostro tempo.
La radice agostiniana: «L’amore lega per liberare»
Il Santo Padre ha poi richiamato esplicitamente la riflessione agostiniana posta alla base dell’iniziativa.
In un contesto internazionale attraversato da conflitti, divisioni e crescenti disuguaglianze, la tradizione di sant’Agostino può offrire una chiave per comprendere l’amore come principio di rinnovamento della vita personale, economica e politica.
Con una formula particolarmente efficace, Leone XIV ha ricordato:
«L’amore lega per liberare, unisce per generare, impegna per costruire».
È anche alla luce di questa prospettiva che le riflessioni sviluppate durante il workshop sulle frontiere della povertà acquistano un significato ulteriore: comprendere le fragilità del presente significa interrogarsi sulle relazioni, sulle responsabilità e sulle condizioni che permettono a ogni persona di vivere con dignità.
«Siate esperti delle novità di Dio»
Nelle parole conclusive Leone XIV ha affidato al Centro Studi un’espressione destinata a rappresentare una delle indicazioni più significative per il suo futuro:
«Siate esperti delle novità di Dio».
Una novità che, nelle parole del Pontefice, non coincide con ciò che abbaglia per velocità ed efficienza, ma con ciò che Dio opera silenziosamente, aprendo vie nuove là dove il presente sembra condurre a vicoli ciechi.
Il Papa ha invitato così a non considerare la storia come un destino già scritto, ma come uno spazio aperto alla conversione personale e collettiva e alla possibilità di costruire insieme percorsi nuovi.
Ricerca, pensiero critico e formazione acquistano così una dimensione profondamente legata alla speranza: leggere il presente, comprenderne le contraddizioni e saper riconoscere ciò che di nuovo può germogliare.
Nel ricordo di fra Severino, un gesto concreto per i più poveri
L’udienza ha avuto anche un momento particolarmente significativo nel segno della solidarietà.
Nel corso dell’incontro è stato infatti consegnato simbolicamente al Santo Padre l’assegno con il ricavato della raccolta fondi promossa in memoria di fra Severino Bussino, OSA, al quale era dedicato il primo workshop internazionale.
Il gesto ha assunto un valore ancora più particolare per la presenza di mons. Luis Marín de San Martín, OSA, Elemosiniere di Sua Santità e Prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, al quale fa capo l’azione caritativa del Papa in favore delle persone e delle comunità più fragili.
La somma raccolta sarà destinata alle opere di carità del Santo Padre, secondo le necessità che saranno individuate attraverso il Dicastero.
Un gesto che lega idealmente il tema del workshop — “Let everything be yours in common” — alla concretezza della condivisione e che vuole ricordare fra Severino non soltanto attraverso lo studio e la riflessione, ma attraverso un aiuto rivolto a chi vive situazioni di povertà e fragilità.
Un’indicazione per il cammino del Centro Studi
L’incontro del 18 settembre rappresenta così non soltanto la conclusione delle giornate romane, ma un momento importante nel cammino del Centro Studi Internazionale Leone XIV.
La presenza del Priore Generale e della famiglia agostiniana, del Patristicum, dell’Arcivescovo di Firenze e dell’Elemosiniere pontificio ha reso visibile quella rete di relazioni ecclesiali, accademiche e istituzionali nella quale il Centro è chiamato a sviluppare il proprio lavoro.
Dalle parole del Santo Padre emerge al tempo stesso una direzione precisa: pensare criticamente, dialogare senza chiusure, formare al servizio del bene comune, costruire pace e relazioni, mantenendo insieme radicamento agostiniano e apertura alle sfide del nostro tempo.
Da Firenze e dalla Comunità Agostiniana di Santo Spirito, il Centro Studi è chiamato ora a tradurre queste indicazioni nella ricerca, nella formazione e nelle collaborazioni che caratterizzeranno i suoi prossimi progetti.
Con un compito che Leone XIV ha consegnato direttamente ai presenti: non cedere alla rassegnazione e imparare a riconoscere, anche dentro le complessità della storia, quelle «novità di Dio» capaci di inaugurare nuovi sentieri sui quali avanzare insieme.



